Evento dedicato alla stampa e agli esportatori, ieri, per Grape&Grape Group; l’azienda pugliese che opera nell’ambito della ricerca, produzione e commercializzazione di uva da tavola.

Alberto Mastrangelo – Executive Manager per Grape&Grape Group

A rompere il ghiaccio è l’Executive Manager del gruppo, Alberto Mastrangelo: “Grape&Grape vuole creare network tra breeder, operatori commerciali e agricoltori. Ad oggi si contano 480 ettari (legali) di uva a marchio Grape&Grape. Quello che a noi interessa è crescere in qualità e non in quantità, per questo abbiamo pensato di creare una rete. L’idea di “esclusività” che sottende l’esclusione di qualcuno non ci interessa. L’inclusività che proponiamo è volta a crescere e ci spinge a lavorare sempre meglio”

“Il nostro obiettivo è creare nuove sinergie e confrontarsi con tutto il settore. Vorremmo anche aprire un dialogo con la GDO per parlare delle preferenze del consumatore e, allo stesso tempo,  presentare le esigenze dei produttori. La nostra logica è riconoscere al gruppo un somma “una tantum” per piantare le nostre varietà. Esse potranno essere vendute non solo ad una lista di operatori commerciali forniti da noi, ma anche ad altri esportatori”, conclude Mastrangelo.

Massimiliano del Core, presidente di Grape&Grape Group.

A tal proposito di ciò, il concetto è stato approfondito da Massimiliano del Core, presidente di Grape&Grape: “Per Grape&Grape Network è importante che ad ogni varietà corrisponda un marchio. Questo serve ad per essere più riconoscibili dal consumatore e a proteggere le varietà. In questo modo possiamo distinguere gli operatori commerciali che commercializzano quel marchio. Il diritto intellettuale consente, inoltre, al produttore con licenza, di vendere il prodotto provo di marchio solo con il nome varietale. Questo è un passaggio importante che serve a fidelizzare la GDO”.

 

Grape&Grape vuole creare network tra breeder, operatori commerciali e agricoltori per creare nuove sinergie e confronto con tutto il settore.

Laura de Palma, professoressa presso l’Università di Foggia.

La parola è poi passata a Laura de Palma, professoressa di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree Dipartimento: Scienze Agrarie degli Alimenti e dell’Ambiente presso l’Università di Foggia.

La professoressa ha presentato il progetto “Uvapulia” che studia le cinque varietà di uva ottenute da Grape&grape. Il progetto Uvapulia intende fornire ai produttori locali non solo delle varietà di uva da tavola pronte per essere impiantate, ma anche delle linee guida di produzione che consentano, attraverso precise pratiche agronomiche decodificate, di ottenere un frutto che esprima al massimo il suo potenziale.

Il progetto Uvapulia (finanziato nell’ambito del Psr Puglia 2014-2020. Sottomisura 16.2 “Sostegno a progetti pilota e allo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”) prende il nome dalla regione e dalla varietà Apulia e rimarca così il legame con il territorio per delle uve ottenute e selezionate in Puglia e per la Puglia. “Queste, ovviamente, ben si adattano all’areale mediterraneo ed alle caratteristiche delle zone vocate alla coltivazione di uva da tavola”, ha commentato de Palma.

“Il progetto è cominciato lo scorso anno – spiega la professoressa – capire come poter offrire al consumatore ed alla GDO un prodotto in condizioni ottime vuol dire essere premiati dal consumatore che tornerà a ricomprare. In questo anno di studi è emerso che Apulia ha un sapore di moscato, così come Fiammetta. Le altre cultivar esaminate possiedono, invece, un’aroma neutro, talvolta con sentori di mughetto o vaniglia”.

“La cv Luisa sviluppa un seme soffice, che è possibile mangiare – continua la prof. De Palma -; dalle analisi di questo seme erbaceo è emerso che esso contiene fenoli, quindi mangiare questa varietà di uva offre al consumatore qualcosa i più per salvaguardare la sua salute. Infine, caratteristica davvero importante emersa, è l’ottima resistenza di queste varietà alla frigo-conservazione. Abbiamo analizzato il prodotto dopo 40 giorni di frigo conservazione e la salubrità del frutto era impeccabile”.

Antonio Mastropirro, agronomo presso Agriproject Group: Il nostro lavoro, come gruppo agronomico che fa parte di un progetto di ricerca varietale, è quello di offrire un protocollo di conduzione.

In conclusione ha preso la parola l’agronomo Antonio Mastropirro, afferente allo studio Agriproject Group: “Il nostro lavoro, come gruppo agronomico che fa parte di un progetto di ricerca varietale, è quello di offrire un protocollo agronomico, osservare come si comportano le cultivar al variare dei diversi microclimi locali e di differenti modi di conduzione. Capire come operare per far esprimere le cultivar al meglio ed essere capaci di offrire continuità alla GDO. La nostra intenzione non è agire come i grandi breeder internazionali, che mirano ad ottenere lo stesso prodotto indipendente mente dal luogo in cui la varietà viene impiantata. Noi non vietiamo la commercializzazione della varietà per i prodotti non standardizzati, ma le nostre uve marchiate dovranno avere dei requisiti replicabili”.

La serata si è conclusa con la degustazione di nuove selezioni del gruppo e un “assaggio al buio”, volto a giudicare croccantezza, gusto e retrogusto di due diverse selezioni.

Autore: Teresa Manuzzi
©uvadatavola.com

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